SUONA IL MEZZOGIORNO DELLA 14A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL LAVORO NEL TERZO GRADO

 

 

M.M.1

Fratello, dove stai andando?

M.M.2

Nel deserto

M.M.1

Posso accompagnarti?

M.M.2

Posso impedirtelo?

M.M.1

Vai nel deserto per isolarti, per parlare con e stesso?

M.M.2

No, per parlare con se stessi non c’è bisogno del deserto. E poi ti avrei consentito di venire con me, se avessi voluto stare solo? Tu e tutte le tue domande!

M.M.1

Fare delle domande vuol dire cercare delle risposte. Come fa un Libero Muratore a percorrere il misterioso sentiero del perfezionamento se non fa domande?

M.M.2

Il Libero Muratore deve avere sempre in una mano i Landmarks e nell’altra un giornale.

M.M.1

Continuo a non capire.

M.M.2

Un Libero Muratore non è un monaco di clausura, almeno come si intende la clausura in modo superficiale. Il Libero Muratore vive la sua dimensione nel Tempio, nella Loggia e nello stesso tempo vive, sempre come Libero Muratore, nell’Agorà, nella vita profana, attento alla storia che si svolge davanti a sé, vedendosi come l’elemento catalizzatore che altera la fusione del sacro con il profano in un qualcosa di superiore alla loro sintesi. L’azione muratoria è superiore alla sintesi tra due realtà superando la tensione alla sincreticità, essendo in sé incapaci di realizzarla.

M.M.1

Non credo di aver capito questa mitragliata di paroloni. Come può accadere ciò? Non si rischia di fare della politica o, nel campo spirituale, della religione?

M.M.2

Certo, il pericolo è quello di cadere nella giostra della tenzone politica o teologica. Ma la giostra subentra quando si cerca il vincitore, colui che ha ragione sull’altro, colui che fa soccombere l’altro. Non è questa la nostra dimensione. La Libera Muratoria non è lo spazio del confronto/scontro, lo spazio della Tesi e dell’Antitesi, pur se ricomposte nella Sintesi. La  politica e la teologia fanno parte del mondo dell’Agorà, mentre noi viviamo nel Tempio e portiamo il Tempio nella nostra attività quotidiana di profanità.

M.M.1

Si più specifico, ti prego.

M.M.2

I Landmarks sono i principi del nostre essere Libero Muratore; mentre il giornale è il simbolo del nostro essere uomini civili, uomini inseriti nella propria società, consapevoli del proprio ruolo e delle proprie responsabilità nei confronti di tutti, della società. Questa è una consapevolezza di livello molto superiore rispetto a quella dell’essere solamente e semplicemente buoni cittadini. Il Libero Muratore è un cittadino del suo mondo che porta una luce negli angoli oscuri della civiltà umana. Allo stesso modo di  un monaco di clausura. Quando un monaco di clausura esce dal suo “claustrum” credi forse che perda la sua dimensione claustrale?

M.M.1

Penso di no

M.M.2

Infatti. Ovunque lui o lei vada porta con se la sua dimensione di clausura e tutto ciò che essa significa e comporta.

M.M.1

E dunque anche il Libero Muratore quando esce dal Tempio, in realtà porta la sua dimensione Templare ovunque vada.

M.M.2

Hai capito. Quando due Fratelli si incontrano nella vita profana, in quel momento stanno, in un certo senso, erigendo le loro mura del Tempio ed il loro rapporto è un rapporto Templare, non certo in senso di cavalieri templari, ma un rapporto ricco di significati e comprensioni che solo loro intendono.

M.M.1

Allora a che serve riunirsi in un luogo pieno di strutture simboliche?

M.M.2

Ho detto che è un incontro speciale, un rapporto speciale; diverso da quello che loro stessi attuano quando incontrano un semplice amico o conoscente. Dicendo che erigono le mura del Tempio, sto usando un’iperbole.

M.M.1

È un momento esoterico!

M.M.2

Esattamente. Infatti, l’esoterismo è una dimensione che non è circoscrivibile in uno spazio speciale ed in un tempo speciale. Esso è quando è. È un fatto astorico e senza uno spazio materialmente definito. Capisci allora il motivo per cui il vero Libero Muratore non ha necessità di ridursi, impiccolirsi, alla quotidianità e quindi di affrontare le problematiche della società con i deboli strumenti del relativismo politico o teologico.

M.M.1

È questa la ragione per cui ci vietiamo di parlare nei nostri lavori di argomenti di politica e di teologia?

M.M.2

Questa è una delle ragioni, anche se non quella che mosse i nostri fondatori a dare tale regola. Noi non parliamo di politica per il fatto che abbiamo una visione universale dell’essere sociale dell’uomo, senza che questo possa impedirci di essere partecipi nel particolare della vita politica. Sarebbe assurdo chiedere ciò a semplici uomini quali noi comunque siamo. E neppure si può chiedere di rinunciare ad una fede specifica. Il rispetto del Libero Muratore per ogni religione è così grande che quasi è difficile far parte di una unica religione ed il Libero Muratore è capace di trovare dei principi unificatori in tutte le religioni, senza per questo cadere in banalizzanti forme di sincretismo.

M.M.1

Certo, il sincretismo è una forma di distruzione delle peculiarità culturali, un tentativo di negare la storia dei popoli, lasciando un senso di vuoto.

M.M.2

Antropologicamente e socialmente quando le persone perdono il senso del sé, perdono tutto. Viene a mancare la consapevolezza delle differenze e senza questa consapevolezza tutto è giustificato. Anche le efferatezze. Ma c’è di più, il sincretismo dilata il religioso cercandolo di renderlo non solo interculturale ma anche astorico e nessuna religione è astorica. I Liberi Muratori non perdono il senso del sé, perché mantengono le proprie specificità culturali, politiche, ideologiche, religiose, ma da queste non si fanno imprigionare, anzi sono tutte finestre aperte all’Altro da sé ed inoltre sono proiettati verso il Sacro che in invece è astorico e aculturale, perché appartiene all’umanità in quanto tale, fin dalla sua origine primordiale.

M.M.1

Questo mi sembra più un punto di arrivo che un punto di partenza.

M.M.2

Questo è il mio attraversare il deserto. Sono solo in questo percorso. Voglio ottenere qualcosa di sublime ma ne devo pagare il caro prezzo.

M.M.1

Quale prezzo?

M.M.2

Il prezzo di voler essere, di rimanere unico e nel contempo, universale. La mia anima viene stracciata da questo processo di sublimazione. Il risultato, se mai ci sarà, si realizzerà nella forma di una diversa anima.

M.M.1

Come un processo alchemico. Forse è proprio questa la Pietra Filosofale tanto cercata. Tuttavia, solo quel poco di vita massonica che possiedo mi impedisce di essere traumatizzato dalle tue parole.

M.M.2

Forse perché ancora non riesci a vivere una vita in cui tutti gli ambiti sono intercomunicanti, perché compresi come interconnessi. La vita profana di oggi è più che mai una vita di separazioni. Di ambiti chiusi agli ambiti circostanti, ambiti di vita che sono come compartimenti stagni. La gente quanto esce dal lavoro ed entra a casa, in famiglia, è come se si chiudesse una paratia stagna dietro le spalle. La gente profana, che vive nell’oscurità, tiene accuratamente separate le due zone di vissuti. Quando un uomo esemplare ma non iniziato, esce da un ambito, nel quale ha portato un po’ di luce, va in un altro ambito oscuro e chiudendosi la porta dietro, perde la luce appena trasmessa, poi illumina il nuovo ambito, esce  e così via attraverso tutti gli ambiti che percorre.. La luce non attraversa le pareti degli ambiti percorsi perché non ci sono connessioni tra i diversi vissuti perché è incapace di creare delle relazioni tra loro.

M.M.1

Forse, perché oggi è molto difficile riuscire a gestire tante cose assieme.

M.M.2

Il punto non è questo! Se l’uomo primitivo non fosse stato capace di connettere e relazionare il suo vissuto della protettiva caverna con quello della sua vita pericolosa di caccia, non saremmo qui a chiacchierare amenamente. Non è la quantità di cose che non si può gestire. Piuttosto è la capacità di connettere le differenti qualità delle cose. Questo è il vero problema della società occidentale d’oggi. La soluzione di questo problema fa parte della missione di un Libero Muratore della nostra epoca, forse da sempre. La vita di un Libero Muratore non è facile, anzi ha un alto prezzo. Molti credono che prendere questa nostra via possa voler dire facilitarsi la propria vita profana. Ma siamo abbastanza severi da farglielo capire subito che le cose non stanno così.

M.M.1

Malgrado tutto il tuo asserire che i Liberi Muratori vivono, devono vivere dentro la società civile, mi sembra però che tu li ponga in modo di vivere, di essere Libero Muratore che li separa, che ci separa dal mondo.

M.M.2

Al contrario. Ho già detto che noi non rinunciamo al nostro sé, alla nostra storicità. Il problema non sta nel rapporto con la vita fuori dal Tempio. Per ognuno di noi il problema vero sta nel vivere una vita di comunione, di relazione tra noi stessi Liberi Muratori, prima di tutto all’interno della Istituzione.

M.M.1

Stai stravolgendo ogni mio credere!

M.M.2

Ma davvero credi che sia facile vivere e lavorare nel Tempio, ed anche fuori dal Tempio, con Fratelli di una cultura diversa, di religione o ideologia diversa. Ti è facile essere di ideologia di destra e parlare, convivere nei lavori del Tempio con un Fratello di ideologia di sinistra?

M.M.1

Certo, qualche volta ci sono delle vere difficoltà, peò queste vengono fuori solo quando siamo in agàpe informale, non nel Tempio, nella Loggia ritualizzato dai Lavori. I rituali ci proteggono da questi pericoli perché sono universali, tutti i Liberi Muratori di rito Emulation in tutto il mondo fanno le stesse cose.

M.M.2

È vero, il rito è protettivo perché è la manifestazione, è l’epifania della Tradizione che prosegue e si persegue nel tempo. Ma se tu pensi che sei uguale al Fratello durante i Lavori e poi ti differenzi al di fuori, ad esempio, nell’agàpe, allora crei un’aporia spirituale.

M.M.1

Perché mai?!

M.M.2

Ma è ovvio! Il Fratello è sempre lo stesso, non è un camaleonte che muta l’aspetto per confondersi nell’ambiente circostante. Credi forse che mentre lui risponde con le frasi rituali al Maestro Venerabile, lui non stia comunque esistendo, in quel momento, anche come homo ideologicus, religiosus, cives? Le differenze esistono e si mantengono.

M.M.1

E come le superi?

M.M.2Durante i lavori nel Tempio? Dimenticando le differenze….

M.M.1

Ovvero, ognuno lascia i propri metalli fuori dal Tempio. E fuori dal Tempio?

M.M.2

Allo stesso modo che dentro… prima di tutto volendogli bene.

M.M.1

Cioè?

M.M.2

Rispettandolo. Si, rispettando lui come persona e le sue idee. Questo è il fondamento della fratellanza massonica: il rispetto reciproco.

M.M.1

Ho capito. Sapere non è saper fare. Con il rispetto tutto diviene consequenziale, l’affetto, la volontà di essere utile all’altro e di accettare aiuto dall’altro….

M.M.2

L’aiuto, la solidarietà tra Libero Muratore è una ovvia, necessaria conseguenza del reciproco rispetto. Si, ma non è cosa automatica come a+b=c Ma questo è un tema che potremo discutere in un altro momento.

M.M.1

Si, torniamo al tuo deserto.

M.M.2

Il mio deserto… Tanti anni e tante esperienze di vita massonica mi convincono sempre più che ci sono momenti nei quali un Libero Muratore ha bisogno, sente che deve ritirarsi in sé. Ritrovare la propria via. Forse addirittura un tornare indietro…

M.M.1

Beh, tu non è che hai tanti anni di maestranza.

M.M.2

Talvolta una anno ne vale dieci…. Ed il contrario.

M.M.1

Dicevi di ritornare, ma come? Tornare indietro?

M.M.2

Non crederai che il percorso massonico sia un percorso lineare, tutto dritto davanti a sé?!

M.M.1

No? Già… forse no. Ma quale “propria via”? E perché non assieme agli altri Fratelli di loggia? Perché da solo?

M.M.2

La via massonica è difficile, molto difficile e per questo faticosa. È una fatica quotidiana, è la quotidianità dei nostri Lavori. In questa società ove l’individualismo si impone quasi come una ragione d’essere, è difficile intessere rapporti, legami affidabili. La nostra imperfezione umana si impone, ci sovrasta. I legami sociali sono legami quasi sempre fondati sulla conflittualità, sulla difesa e sull’attacco. Il bisogno umano di socialità è la necessità di raggrupparsi per difendersi dalla natura ostile. Tuttavia, una volta che l’essere umano ha dominato la natura, come ha fatto, la sua spinta aggressiva, connaturata in sé, si rivolge agli altri esseri umani. Lo sai che le statistiche di questi giorni dicono che da noi la maggior parte degli omicidi avviene tra familiari? Questo è spaventoso. La famiglia dovrebbe essere il nostro rifugio ed invece…Quando neppure i legami familiari sono affidabili, tutto può accadere. Noi nella loggia, nei lavori del Tempio, vogliamo creare legami affidabili, legami di accoglienza degli altri, dell’Altro da noi e tra noi, come esseri umani prima ancora che come Libero Muratore.

M.M.1

Per poi trasportarlo nelle altre forme di legami. Impariamo in loggia per…

M.M.2

Così deve essere perché così non può che essere.

M.M.1

È un’impresa gigantesca, così come la stai ponendo.

M.M.2

Questa è la via che abbiamo scelto. Nessuno ci ha obbligato. È una via di lotta al Nulla.

M.M.1

Nulla?

M.M.2

È una lotta a tutto ciò che è diverso dal nostro essere umani proiettati allo spirituale, al Sacro. Il Nulla è ciò che conosciamo come antiumano.

M.M.1

Antiumano è ciò che tende alla distruzione dell’uomo?

M.M.2

Appunto, ma, prima ancora, alla distruzione dell’universo e quindi del sublime della manifestazione sacrale dell’Assoluto.

M.M.1

Verrebbe da dire che sarebbe più facile vivere da profani, in un modo che non si pone troppi problemi, che segue l’andazzo collettivo, barcamenandosi nelle difficoltà, alla ricerca del quieto vivere.

M.M.2

E fuggendo le proprie responsabilità di uomini. Vivendo in compartimenti stagni: il lavoro, la famiglia, gli amici, tutto separato, dove i comportamenti sono codificati, delimitati, narcotizzanti.

M.M.1

Invece, noi Liberi Muratori vogliamo vivere una vita di relazioni, di continuità di relazioni. Bandiamo l’autoreferenzialità.

M.M.2

Già, il pericolo più grande per un Libero Muratore, come per chiunque è teso alla spiritualità, al sacro, è l’autoreferenzialità. Anche la semplice autoreferenzialità di ricercare posti di responsabilità nella gerarchia massonica, il porci in alto al riparo dello sguardo degli altri Fratelli è un grande pericolo. Il rischio di pensare che io sono un Venerabile o un Venerabilissimo e in quanto tale indiscutibile.

M.M.1

Questa sarebbe la peggiore affermazione di individualismo, di autoreferenzialità. Una mancanza di rispetto verso gli altri e, peggio, verso se stessi.

M.M.2

Gli essere umani sono imperfetti. I  Libero Muratore sono esseri umani… quindi… eccetera, eccetera

M.M.1

Allora quale è il senso della nostra gerarchia?

M.M.2

La dichiarazione di libertà. Ma non nel senso che quanto più si è in alto nella gerarchia tanto più si è liberi. Esattamente il contrario. Tanto più siamo in alto, ovvero quante più responsabilità abbiamo, tanto più siamo legati, infiammati dalle responsabilità liberamente scelte e quindi tanto più dedicati all’affermazione e realizzazione della libertà dei Fratelli di cui possediamo la responsabilità.

M.M.1

Questa è una grande scommessa.

M.M.2

Non credi che quando ti si è detto che eri pronto per l’elevazione, i Fratelli non hanno fatto una scommessa su di te? Una scommessa mortale, e tu dovresti sapere che cosa questa parola vuol dire..

Il passaggio, l’elevazione e l’innalzamento sono scommesse mortali.

M.M.1

Mortali?

M.M.2

Si. Mortale perché ti si è chiesto, ti si chiede, ti si chiederà di essere diverso da ciò che gli uomini conoscono.

M.M.1

Noi vediamo cose che gli uomini non hanno visto… sembrano le frasi ultime di un vecchio film.

M.M.2

La tua ironia mostra un tuo timore che vorresti esorcizzare. È comprensibile, è umano. In questo nostro mondo è antistorico, è inattuale un percorso lungo, tortuoso, complesso, scabroso verso la realizzazione dell’Uomo Nuovo. Questo stesso concetto di Uomo Nuovo è così abusato, così spesso utilizzato dalle dittature, dalle ideologie totalitarie! Eppure nella storia umana i grandi strappi tra un’epoca e la precedente hanno sempre creato degli Uomini Nuovi, una Società Nuova. Non necessariamente ideale. Sempre, all’inizio di questi rivolgimenti, notalo, si è fatto appello al combattere l’individualismo e l’auto-affermazione.

M.M.1

Non siamo degli alieni, questo vuoi dire?

M.M.2

Alieno è colui che non si interroga, è colui che non risponde alle domande che spontaneamente si pongono alla sua coscienza. Il mondo profano pone domande drammaticamente concrete. Il Libero Muratore ha il senso del dovere di rispondere a queste domande. Rispondere vuol dire porsi in ascolto, altrimenti l’asprezza della vita ci soffoca, ci annichilisce.

M.M.1

Come dire che chi ha risposte precostituite, risposte scritte, contribuisce allo sterminio del senso dell’umano.

M.M.2

Di più, di più! Contribuisce allo sterminio del senso del Sacro. Le risposte scritte sono l’acritica accettazione delle risposte scientifiche, quando non addirittura delle risposte teologiche Il sapere scientifico e teologico inteso come Verità Assoluta. Limitandoci al campo della scienza, è sbagliato pensare che la scienza è tutta una grande metafora? La metafore della Natura? È sbagliato affermare che non esistono “Leggi della Natura”, che queste leggi sono il prodotto della mente umana, della Ragione e che la scienza altro non è che una costante rincorsa al Vero, dove quotidianamente si dimostra l’erroneità delle stesse leggi, delle norme e regole della Natura appena definite, allo scopo di svilupparne delle nuove più conformi alla Realtà della Natura? La scienza è ciò che di più relativistico può esserci. Questa è la sua straordinaria forza; il costante superamento di se stessa. Il Libero Muratore pone a fondamento della sua sapienza, bada non conoscenza, la Natura e la Scienza, La scienza non come materializzazione dell’attività umana, bensì come aspirazione infinita alla Conoscenza. E la Natura intesa come Universo, come ultima raffigurazione dell’Essere.

M.M.1

La scienza descrive non spiega.

M.M.2

Si la scienza non spiega ma descrive e descrive in modo relativistico, sempre sulla base delle conoscenze del momento. Dicendo a se stessa: per ora le cose le conosciamo, le descriviamo in questo modi, poi… si vedrà. Tuttavia, c’è sempre qualcosa che va oltre le spiegazioni della scienza.

M.M.1

Allora la scienza sarebbe come un levriero che corre dietro il coniglio, senza mai raggiungerlo.

M.M.2

C’è il mistero dell’inconosciuto. Ma c’è di più: c’è il mistero dell’inconoscibile. A questo la scienza non può rispondere. Se è vero che l’uomo e la Natura non sono un qualcosa di semplicemente materiale, è evidente che servono altri strumenti conoscitivi.

M.M.1

Gli strumenti del sapere esoterico?

M.M.2

Dici molto bene. Il sapere esoterico, che non è conoscenza, poiché l’esoterismo è uno strumento che l’uomo utilizza per il suo perfezionamento. Invece, la conoscenza è il sapere compiuto. È l’atto finale. L’esoterismo è una processualità, una via, non un fine, non uno scopo, non il termine.

M.M.1

L’esoterismo quindi è una via di ricerca. Una ricerca di che cosa?

M.M.2

Del rispetto. Il rispetto di sé, dell’Uomo, della Natura, del mondo relativo e del mondo assoluto. Il rispetto del riconoscimento delle loro diverse essenze.

M.M.1

Ovvero il rispetto dell’Altro. In senso relativo ed assoluto.

M.M.2

L’esoterismo è la via del superamento del relativismo, della storicità, persino della spazialità. È una via tesa all’Assoluto. Per questo è una via privilegiata, nel senso di necessitare del meccanismo dell’esclusione.

M.M.1

Perché esclusione?

M.M.2

Hai mai pensato che essere accettato, dopo una accurata tegolatura, ad affrontare l’impegnativo rito dell’Iniziazione, implica, per altri, per tanti altri, l’esclusione dall’accettazione? Gli Apprendisti devono comprendere che prima di essere accettati, loro sono qui, nel Tempio, assieme a noi, perché non sono stati esclusi. Essere Liberi Muratori vuol dire “non essere esclusi” perché hanno dato dimostrazione di essere degni di diventare Liberi Muratori. La via massonica esclude gli indegni, accetta i degni, i privilegiati, coloro che meritano l’onore, il privilegio di sostenere il rito iniziatico e poi di percorrere la via esoterica.

M.M.1

Ma che cosa caratterizza questa nostra via iniziatica, esoterica?

M.M.2

Quante domande! Non sei mai sazio di risposte. Forse, questa via è caratterizzata dal vietarsi, dal rinunciare al bisogno tutto umano di catalogare ogni aspetto della vita, del vivere umano. La via esoterica, storicamente rifugge dalle dottrine codificate, dall’incatenare il pensiero nei “si può, si deve”. Il mistero umano è fondato su questo rifiuto.

M.M.1

Impresa ciclopica!

M.M.2

Mai detto che la strada della verità sia rettilinea e pianeggiante!

M.M.1

Anche Dante nel suo viaggio esoterico e mistico ha prefigurato una guida. Quale è, chi è la guida per noi Libero Muratore?

M.M.2

La scelta. Il destino, uno dei fondamentali destini dell’Uomo è quello di scegliere. Tuttavia, davanti al Sacro non c’è scelta. È nella nostra vita iniziatica che possiamo, dobbiamo scegliere la via della relazione, scegliere il modo di relazionarci all’Altro da sé. È una via obbligata. È la via del rispetto.

M.M.1

Se è obbligata non è una scelta.

M.M.2

La scelta è quella di percorrere una via a senso unico, verso l’Altro da sé. Il rispetto verso l’Altro è un concetto tutto da scoprire, potrei dire addirittura che è un concetto esoterico, riservato solo a quelli che fanno questa scelta e che sono capaci di percorrerla. Nessuno, dal di fuori, può comprendere che cosa accade a chi percorre questa via.

M.M.1

È un po’ come chi sceglie la vita di clausura, nessuno può comprendere quale è il vissuto intimo della persona che vive in clausura.

M.M.2

Direi addirittura che neppure i fratelli o sorelle di clausura possono comprendere il vissuto claustrale altrui. È una via totalmente soggettiva e questa assoluta intimità la rende indicibile, incomunicabile. Lo stesso è in una loggia. Nessun Fratello può comunicare agli altri il proprio intimo vissuto, proprio perché talmente intimamente vissuto da essere incomprensibile agli altri Fratelli. Ed ognuno rispetta il vissuto altrui, non pretende di comprenderlo, figuriamoci poi di giudicarlo!

M.M.1

Sembra una vita impregnata di solipsismo.

M.M.2

Certamente no! La possibilità di immergersi in una vita contemplativa, nel caso della clausura, o esoterica nel nostro caso, è possibile se e solo se è vissuta in comunione, per noi dentro la Loggia. Il sostegno spirituale, di massimo rispetto, che i Fratelli mostrano per noi ci consente di percorrere un poco più facilmente la via. Non c’è solipsismo in una via tesa al perfezionamento. Noi Liberi Muratori vogliamo perfezionarci al massimo possibile, ma non cerchiamo la perfezione assoluta che non è cosa umana,  non lo facciamo per noi stessi esclusivamente, lo facciamo prima di tutto per l’Altro. Lo scopo ultimo è l’Altro, in questo senso nell’Altro noi troviamo noi stessi, la nostra pura essenza. Il rispetto, la relazione con l’Altro è la base per la comunicazione con l’Altro. E la comunicazione è una scoperta, non è una decisione. Io non decido di comunicare, lo scelgo e lo faccio. Poi bisogna verificare se ci riesco. Solo dopo scopro se la mia comunicazione è efficace oppure no.

M.M.1

Per me l’Altro è un mistero. Non riesco a comprenderlo ad immedesimarmi nell’Altro. Questo mi frustra molto.

M.M.2

Che sciocchezza! Quando mai ti viene chiesto di immedesimarti nell’Altro? In che folle contraddizione cadi! L’Altro è l’Altro in modo assoluto. Non lo puoi né capire né immedesimarti. Ti rimane solo una cosa da fare.

M.M.1

Rispettarlo.

M.M.2.

Che cosa è il rispetto dell’Altro?

M.M.1

Domanda difficile, intimorente. Ho paura che qualunque cosa dico, sbaglio.

M.M.2

Ma chi ti ha fatto MM?!

M.M.1

Tu!

M.M.2

Sul serio? Va bene …Lasciamo strare. È innanzitutto il rispetto di se stessi e quindi….

M.M.1

Rispettare la propria coscienza.

M.M.2

Tutto qui?

M.M.1

Allora specifico: la mia coscienza di Libero Muratore è quella di pormi in ascolto, dei Fratelli e dei profani.

M.M.2

Bene. Questo è l’Ascolto del Libero Muratore,  altrimenti detto il Silenzio iniziatico. Privilegio degli Apprendisti Accettati, ma non negato agli altri gradi, che possono scegliere di attuarlo.

 

SUONA LA MEZZANOTTE DELLA 14A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL RIPOSO NEL TERZO GRADO

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