SUONA IL MEZZOGIORNO DELLA 8A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL LAVORO NEL SECONDO GRADO

 

CDM

Maestro, ho osservato che il rituale di passaggio al quale sono stato sottoposto, in definitiva, è stato più semplice rispetto a quello d’iniziazione. Per quale motivo?

M.M.

Forse questa è stata la tua percezione.

CDM

Non mi sembra. Confrontando i due rituali che ora conosco, noto una maggiore semplicità nel passaggio.

M.M.

Le due situazioni sono completamente diverse. Nella prima, l’iniziazione, c’è stata una trasformazione, da profano ad iniziato. Nella seconda, il passaggio, come è ben espresso dal termine stesso, sei salito su una scala e sei passato di livello, da uno inferiore ad uno superiore. Ciò è ben descritto nella stessa tavola di tracciamento di secondo grado.

CDM

Certo, è evidente che la trasformazione implica un processo più complesso. Ho anche notato quanto è stato accurato il modo in cui il rituale è eseguito.

M.M.

La perfezione nel fare il rituale è la nostra riproposizione dell’Ordine cosmico. Nell’Ordine le forme dell’Universo sono chiare.

CDM

Veramente l’Universo non appare così chiaro e semplice.

M.M.

Se le forme che percepiamo non lo sono, è perché noi non siamo ancora in grado di vedere la loro chiarezza.

CDM

Senza voler essere frainteso, ho avuto anche l’impressione che i nostri rituali, per quel che conosco, siano come una danza ritmata dal suono delle parole e degli strumenti.

M.M.

È una simpatica metafora. Tuttavia, c’è molto di più, non credi?

CDM

Mi è difficile capirlo.

M.M.

Qual è stata la tua sensazione più rilevante?

CDM

L’incertezza. Non sapevo come comportarmi, specialmente nell’iniziazione.

M.M.

Ho sbagliato il termine. Piuttosto che alla sensazione, pensa al tuo sentire più evidente.

CDM

Ero molto concentrato.

M.M.

Vorrei vedere che non lo fossi stato. E che cosa accade, quando si è molto concentrati?

CDM

Sembra che il tempo si fermi.

M.M.

Il tempo si ferma. E tu dove sentivi di trovarti?

CDM

Ora che mi ci fai pensare, sapevo di essere nel Tempio, luogo ben conosciuto, però, avevo di esso, della sua spazialità, una sensazione strana che non saprei definire.

M.M.

Credevi di essere nello stesso tempo altrove?

CDM

No. Ero nel Tempio, ne ero cosciente, ma …non so dire.

M.M.

I rituali tutti scandiscono il movimento senza determinare lo scorrere del tempo ed il movimento si sposta nello spazio estraneo alla dimensione della natura.

CDM

Ecco! Era il mio Tempio, ma non come luogo fisico, in senso stretto. Una sensazione molto strana e difficile da descrivere.

M.M.

Non era una sensazione, ma un modo di essere. Nel rituale il tempo si congela, lo spazio si destruttura e ciò altera la percezione umana proiettandola al di fuori di se stessa.

CDM

Come se fossi in uno stato alterato di coscienza?

M.M.

Lo si può chiamare anche così. Naturalmente è una condizione molto soggettiva. Per alcuni la percezione d’alterazione è molto forte, per altri meno.

CDM

Chi non la prova, probabilmente, non sta vivendo la cerimonia e partecipa al rituale solo formalmente: in modo razionale, magari incuriosito e divertito, ma non partecipa.

M.M.

Non posso saperlo. Non mi è mai capitato.

CDM

E neppure a me. Torniamo ai significati profondi dei rituali. Hai affermato che il rituale è la riproposizione dell’Ordine cosmico. C’è quindi nei rituali una tensione al sacro?

M.M.

Il rituale è sacrale, ma non è il sacro, poiché il suo rapporto con il sacro è mediato dalle parole, dai movimenti, dagli strumenti, per questo il rituale è un mezzo di relazione.

CDM

Relazione di che cosa con che cosa?

M.M.

Il rituale nasce dall’uomo ed è fatto per l’uomo; è stato ideato dall’uomo con lo scopo di trovare la via più breve tra il significato ed il significante. Per portare l’uomo a comprendere quello che l’uomo stesso sta realizzando, per inchiodare l’uomo sulle nebbie del desiderio.

CDM

Vuoi dire, quindi, che il rituale ha lo scopo di incidere sulla capacità intellettiva, nel senso di alterare lo stato di coscienza e di consentire un diverso sentire e percepire. Sembra quasi che non ci sia nulla di metafisico nel rituale. Sembra una casa come una partita di calcio, che segue dei rituali ben precisi!

M.M.

Stai scivolando nel banale. Tuttavia dici bene osservando che il rituale incide sulla capacità di intendere la realtà, che nella partecipazione al rituale si altera la coscienza. Nello stesso tempo, il rituale deve essere inteso nel suo vero senso.

CDM

Quale?

M.M.

Molto spesso si usa impropriamente il termine rituale per cose che non lo sono, che sono forme ripetitive o fortemente codificate nel loro svolgersi ma che appartengono ad aree strettamente conformate. In questo caso il termine è usato come metafora. Fai attenzione: Il rituale è un fenomeno umano strettamente religioso.

CDM

Tutti i rituali? Anche i nostri?!

M.M.

Certamente. I nostri rituali sono fortemente caratterizzati dalla religiosità che i nostri Fratelli fondatori hanno voluto dargli. I rituali della Libera Muratoria non sono pre-esistenti alla Libera Muratoria. I documenti storici lo comprovano. Il riferimento alla storia biblica è fondante nei nostri rituali.

CDM

Certo questo è più che evidente. Ma questo potrebbe dire che…

M.M.

Ho capito. No, non lo potrebbe dire. Avere un rituale religioso non significa che si sta facendo una cerimonia religiosa e tanto meno che …

CDM

La Libera Muratoria non è una religione. Però devi ammettere, che la mente si confonde.

M.M.

La mente quando si confonde, vuol dire che le idee precostituite, i vecchi principi perdono la loro saldezza e si apre lo spazio alle idee nuove. La confusione è indice di progresso, di perfezionamento.

CDM

Chi ha le idee chiare e ben definite non cambia. Lo verifico spesso nella mia vita profana. comunque…

M.M.

Il rituale per sua definizione, in tutto il suo verificarsi nella storia sociale e culturale umana, ha sempre avuto una valenza religiosa, anche quando il suo scopo non è strettamente religioso.

CDM

In quali casi?

M.M.

Pensa ai rituali di purificazione prima di chiedere un responso ad un oracolo per una questione civile, politica o di guerra. Oppure ai rituali di sanificazione, in pratica quei rituali che devono riportare la salute nel corpo del malato. Od ancora ai rituali di celebrazione d’eventi antichi o di costruzione di case particolari, come quelle delle donne non sposate o delle assemblee degli anziani e così via.

CDM

È vero, in tutti questi casi si fanno dei continui e precisi riferimenti agli spiriti degli antenati oppure agli dei o alle forze della natura.

M.M.

Già, la natura. Il rituale non supera la dimensione dell’umano, anche se può portare l’uomo ad estraniarsi dal sé psichico, ma senza essere in grado di alterare il sé corporeo. L’uomo ritualizzato può cambiare la propria visione del mondo, anche in modo drammatico, nello stato ritualistico ed essendo in un forte stato alterato di coscienza, ma alla fine torna ad essere se stesso.

CDM

Vuoi sostenere che il cambiamento non è determinato dal rituale né dal suo ripetersi, ma da una ricerca interiore che utilizza il rituale e molti altri strumenti di crescita morale, spirituale e religiosa.

M.M.

Precisamente così

CDM

Potremmo affermare che i riferimenti religiosi interni ai rituali sono dei sistemi simbolici che fanno riferimento alla religiosità di quella specifica cultura?

M.M.

Il fatto che facciano riferimento alla religiosità della cultura d’appartenenza, è indubitabile, ma non sono dei sistemi simbolici. Non essendo simbolici, potrebbero essere interpretati come allegorie.

CDM

In altri termini, i nostri rituali li interpreti come allegorie?

M.M.

Non può essere altrimenti. Ad esempio nel rituale di passaggio si fa riferimento alla battaglia condotta da Giosuè, ma questo riferimento è strettamente connesso a ciò che tu sai, che non è una cosa religiosa.

CDM

C’è in tutti i due primi rituali, d’iniziazione e di passaggio, a Dio, il Dio ebraico e cristiano.

M.M.

I riferimenti religiosi nei rituali hanno la funzione sociale e culturale di porsi sotto la benevolenza divina e di rinnovare la fede religiosa. In altri termini di assumere una valenza spirituale e sacrale maggiore.

CDM

Questa valenza spirituale e sacrale rafforzerebbe il valore del rituale stesso.

M.M.

Per i rituali della Libera Muratoria questo accade. In tal modo non s’interferisce, all’interno dell’area culturale di tradizione cristiana una pericolosa suddivisione tra le varie chiese cristiane ed anche rispetto ai credenti di religione israelitica. Non dimenticare tuttavia che ci sono Libere Muratorie che sono di altre religioni e che sono state costrette, tra virgolette, a ridefinire i rituali massonici in termini culturali diversi e con diversi riferimenti religiosi. Non sono forse anche loro Liberi Muratori?

CDM

Non credo si possano rimproverare e non ritenerli Fratelli nella Libera Muratoria. Per curiosità, a chi ti riferisci nello specifico?

M.M.

C’è un caso molto interessante nella storia della Libera Muratoria. mi riferisco alla Libera Muratoria nata in India nel 1840 da parte di alcuni Parsi Zoroastriani, emigrati dalla Persia dopo l’islamizzazione del paese. Essi fondarono una Libera Muratoria che non faceva ovviamente riferimento al Tempio di Re Salomone ed inserirono riferimenti religiosi presi dai testi dell’Avesta, il Libro Sacro della fede zoroastriana.

CDM

In conclusione, i riferimenti religiosi ribadiscono il Landmark che richiede al Libero Muratore di avere una salda fede religiosa ed anche che i rituali massonici hanno una profonda valenza spirituale e sacrale.

M.M.

Il rituale una volta definito non si cambia. Ogni cambiamento diventa come un’eresia. È la nascita di un altro rituale, un’altra cosa perché diversa. Nel corso del primo secolo di vita della Libera Muratoria inglese, i rituali si sono sviluppati per oltre cinquanta anni, fino a definirsi così come oggi li pratichiamo, nel rito emulation. La cui definizione finale risale ai primi anni del XIX secolo. Nello stesso tempo altri Ordini massonici, come gli scozzesi ed i francesi, e al loro seguito gli italiani, hanno sviluppato rituali diversi.

CDM

Per quel poco che so, i rituali scozzese e francese sono molto più complessi del nostro.

M.M.

Ritengo che ci sia una maggiore o minore attenzione al senso sacrale del rituale. Come già detto prima, il rituale è una forma umana di rappresentazione dell’Ordine cosmico. Quanto maggiore è questo sentire la vicinanza tanto più il rituale si adegua all’Ordine e si fa meno umano, meno complesso, per non dire complicato. I riferimenti ritualistici dei Grandi Orienti sono caratterizzati molto più dal simbolismo e dai riferimenti di plurime forme esoteriche che dal senso dello spirituale.

CDM

Perr te ci sono molte forme esoteriche?

M.M.

Leggi il vocabolario ed apprenderai che la parola "esoterismo" deriva dal termine greco "esoterikos" che semplicemente significa "interno". Denota, così, la totalità degli elementi generici e specifici di una cosa; ciò che sorge all'interno di un organismo; ciò di cui consiste l'effettiva essenza di una cosa. Tale è il significato di esoterismo. Quindi trattare di esoterismo, cercandone l'applicazione pratica, significa tentare di determinare la natura essenziale o le cause dell'apparenza, cioè della cosa. Ne risulta che ciò che viene detto comunemente esoterico è ciò che ci mostra la natura, la qualità, la funzione o gli attributi dell'apparenza. Non è la forma ma ciò che la forma vela e nasconde. L'esoterismo, o se vogliamo la via esoterica, è la ricerca che tende a scoprire ciò che si muove e vive nell'universo manifesto. In quanto via, molti sono i modi di percorrerla. Essa va dall'universale al particolare, e ci fa comprendere come l'uomo sia una parte, solo una parte minuscola del tutto e che le energie che lo attivano e lo sottendono, così come tutti i fenomeni planetari che si manifestano attorno a lui sono le energie di un'unica Vita nella quale tutto vive, si muove ed è:

CDM

E' facile dedurre che lo studio dell'esoterismo altro non è che la ricerca dei significati delle cose e dei fenomeni e che implica ovviamente la comprensione sia delle costituzioni esterne o apparenze, sia la comprensione degli attributi e delle qualità che danno loro tali significati. Tornando al rituale, esso è veramente teso al sacro e allo spirituale e, di conseguenza, dovrebbe essere essenziale?

M.M.

I rituali sono semplici, nella loro complessità. Essi rispondono a significati precisi, all’esigenza della semplicità e della chiarezza. Essi devono essere visti, percorsi, interpretati e vissuti in queste due chiavi del loro esistere, perché devono richiamare il senso dell’Ordine, insisto.

CDM

Il rituale, dunque, non può ammettere sovrastrutture, decori od orpelli!

M.M.

I rituali, per quanto complessi, non possono ospitare elementi incoerenti o inutili o disfunzionali rispetto allo scopo.

CDM

Tuttavia, esistono rituali molto complessi. Il nostro rituale d’iniziazione non è certo semplice. Perché esistono rituali estremamente complessi?

M.M.

La complessità è data dallo scopo. Quanto più lo scopo è umanizzato e tanto più il rituale si attualizza presentando le mille sfaccettature della natura umana. Viceversa, quanto più lo scopo si sposta verso il sacrale tanto più semplici od astratti si fanno gli elementi costitutivi del rituale.

CDM

Perseguendo il senso dell’Ordine cosmico che è pura semplicità. Ciò vuol dire anche che due rituali aventi lo stesso scopo ma diversi nel loro praticarsi, hanno la stessa dignità d’esistere.

M.M.

Appunto. La chiarezza formale del rituale risponde alle due esigenze di coerenza e di funzionalità. Ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio, ogni movimento, ogni pausa, ogni strumento sono tutti coerenti e funzionali, per definizione stessa dello scopo ultimo del rituale.

CDM

Funzionalità e coerenza rispetto a che cosa?

M.M.

La coerenza sussiste rispetto a tutti i momenti e fasi del rituale e rispetto ai simboli e al linguaggio simbolico presenti nel rituale stesso. Ed anche, coerenza rispetto al disegno sacrale entro cui il rituale si pone.

CDM

La chiarezza, dunque, non in senso di semplicità ma di …?

M.M.

Il rituale, in qualunque modo si partecipi, deve mostrare in ogni sua parte la forma d’insieme, in ciò rispettando la principale esigenza di chiarezza. Le figure primarie del rituale non devono nascondere quelle secondarie, dando però rilievo alla propria primarietà, scandendo cioè i diversi piani significativi ed interpretativi e dando forma all’insieme del rituale.

CDM

La funzionalità?

M.M.

 La funzionalità è rispetto allo scopo del rituale, in pratica a che cosa si vuole raggiungere e ottenere. Il rituale è funzionale a chi guida il rituale, a chi del rituale è oggetto, a tutta la collettività che vi partecipa. Infine, il rituale è funzionale al disegno sacrale a cui deve dare attualizzazione.

CDM

Faccio fatica a seguirti. Ricapitoliamo. Il rituale risponde ai requisiti di semplicità e chiarezza. La chiarezza è data dalla coerenza e funzionalità interna. E la semplicità?

M.M.

Dalla sua eleganza. Nel senso che deve raggiungere lo scopo in modo diretto senza inutili mediazioni, essendo il rituale stesso una mediazione.

CDM

Intendi eleganza nel senso matematico?

M.M.

Di più, in senso geometrico. La natura è ora l’oggetto del tuo studio. Che cosa devi capire della natura?

CDM

La sua essenza.

M.M.

Cioè?

CDM

Credo, il fatto che le sue leggi rispondono ad un disegno armonico, che riflette l’Ordine cosmico.

M.M.

Più esattamente?

M.M.

Non capisco

M.M.

Sforzati.

CDM

M.M. sembra di essere sotto esame.

M.M.

È vero, tu stai ponendo sotto esame la tua stessa via massonica, il modo in cui la percorri. Sei tu a farlo. Allora?

CDM

Allora che cosa?

M.M.

Precisa il tuo pensiero

CDM

Il disegno armonico è il sistema geometrico del GADU?

M.M.

Meglio dire l’ordine geometrico del GADU. Ed, infatti, la ricerca filosofica greca, alla quale noi facciamo costante riferimento, si fonda sulla scoperta delle leggi della geometria, che assume un aspetto profondamente laico e profondamente spirituale I filosofi greci rifiutando i miti come spiegazione dell’esistenza dell’universo trovano la spiritualità nella semplicità delle leggi che governano l’universo, le leggi della geometria spiegano l’universo. A questi filosofi non interessa chi ha creato la Natura, ma da che cosa essa nasce ed ognuno offre la sua teoria. Si passa dal mito alla storia.

CDM

Mi sembra di capire che la semplicità significa, quindi, che le singole forme del rituale devono seguire delle leggi di armonia.

M.M.

Non ci devono essere forme più appariscenti di altre, che possono entrare in contrasto reciprocamente. Ma questo crea un problema.

CDM

Quale?

M.M.

Un rituale estremamente complesso, potremmo dire complicato, fa sì che eventuali aggiunte o sottrazioni non creano disturbo, nel senso che non lo inficiano nel suo significato complessivo. Quindi, esso può essere alterato o modificato ogni momento. Perde la sua originalità, se mai l’ha posseduta.

CDM

E questo è molto più difficile per un rituale semplice. Non si può aggiungere o togliere nulla senza creare una rottura con la tradizione.

M.M.

La semplicità del rituale garantisce, come ora puoi capire, la forza e la stabilità dello scopo da attuare.

CDM

Le due colonne J e B!

M.M.

La semplicità e la chiarezza rispondono all’esigenza complessiva di porre l’Ordine geometrico alla Natura e all’Uomo e di converso di opporsi alla confusione e alla casualità, al caos.

CDM

A pensarci bene queste sono anche le regole alle quali un bravo architetto cerca di uniformarsi: creare forme chiare e semplici, essenziali. Come diceva un architetto: se ciò che è semplice non sempre è il meglio, il meglio è sempre semplice.

M.M.

Chi è l’architetto umano se non l’allegoria sensibile del GADU? Il vero problema nei fatti umani è che è molto difficile combinare semplicità e chiarezza. Un rituale può essere sviluppato in modo che tutti i suoi elementi costitutivi siano chiari a tutti, basta dare dei riferimenti simbolici riconoscibili a chi partecipa al rituale. Molto più difficile è mettersi d’accordo sulla semplicità.

CDM

La chiarezza, però, favorisce la semplicità.

M.M.

Verissimo. Per questo un rituale veramente complesso rende difficile la chiarezza, senza la quale c’è confusione. Un rituale semplice non vuol dire che sia povero, al contrario, esso favorirà la più grande ricchezza spirituale. Buon riposo, ti sei guadagnato il tuo salario!

 

 

SUONA LA MEZZANOTTE DELLA 8A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL RIPOSO NEL SECONDO GRADO

περ δει ποιησαι

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