SUONA IL MEZZOGIORNO DELLA 15A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL LAVORO NEL TERZO GRADO
M.M.2
Ti vedo pensieroso.
M.M.1
È vero, c’è una frase che mi sta perseguitando da un paio di giorni e alla quale non riesco a dare un senso che mi soddisfi.
M.M.2
Quale?
M.M.1
Una frase di J.L.Borges scritta nel 1950 in un saggio sui precursori di Kafka. Borges dice “Ogni scrittore crea i suoi predecessori.”
M.M.2
Frase intrigante. Può dar luogo a interessanti speculazioni sui nostri rituali Ma dimmi, quale è il tuo problema di interpretazione?
M.M.1
Non so, è questo intrecciarsi di presente e futuro, con un nascosto ma incombente passato che mi confonde.
M.M.2
Forse, Borges vuol dire semplicemente che ogni scrittore modifica il passato.
M.M.1
Ma che senso ha? Come fa un’opera a riflettersi sul passato al punto da modificarlo. Sembra un paradosso da romanzo di fantascienza.
M.M.2
Cerchiamo di immedesimarci nel senso voluto dall’autore.
M.M.1
Dovrei riassumerti tutto il suo articolo, che è abbastanza complesso.
M.M.2
No, fermiamoci alla semplice frase. Che importa in quale contesto si pone?
M.M.1
Non importa?
M.M.2
No, essa è già abbastanza complessa ed intrigante in sè.
M.M.1
Abbiamo uno scrittore, egli crea un’opera, suppongo …
M.M.2
Borges non parla della creazione di un’opera, ma di un passato, rappresentato …
M.M.1
Da qualcuno che diventa un suo precursore.
M.M.2
Un momento, fermiamoci al passato. Questo è fatto di avvenimenti e di vissuti di quegli avvenimenti.
M.M.1
Certo, ognuno vive a modo suo gli avvenimenti in cui è coinvolto.
M.M.2
A modo suo, dici; cioè con un modo tutto personale. La domanda che allora dobbiamo porci è: quell’avvenimento si esaurisce nel vissuto personale di una singola persona?
M.M.1
Certamente no.
M.M.2
Però quella stessa persona che cosa crede?
M.M.1
Che quel vissuto sia l’avvenimento.
M.M.2
E questo non è, vero?
M.M.1
No di certo.
M.M.2
Però se la tiene stretta come parte del suo passato, in modo consapevole o inconsapevole del fatto che l’avvenimento passato, altro non è che un suo vissuto.
M.M.1
Ho capito che vuoi dire, che l’avvenimento può essere interpretato anche in altri modi, secondo i vissuti di altre persone.
M.M.2
Interpretato e compreso! Interessiamoci per un momento dei vissuti altrui e poi sostiamo presso quest’unica persona.
M.M.1
Rimane il fatto che l’avvenimento può essere compreso e quindi esperienzialmente accettato come uno solo tra i tanti modi di essere compreso.
M.M.2
Precisamente, l’avvenimento non è in sé univoco, ma è passibile di trasformazione da parte di altre persone che lo intendono in mille altri modi. Uno o anche più di un modo di esperirlo per ogni persona coinvolta.
M.M.1
Come nel film Rashomon di Kurosawa.
M.M.2
Proprio così. Ognuno può, consapevolmente o inconsapevolmente, dare una o più interpretazioni e comprensioni di uno stesso avvenimento.
M.M.1
Può anche essere consapevolmente incapace di dare altre interpretazioni.
M.M.2
O meglio, di poterlo osservare in differenti livelli, sottesi all’avvenimento, di comprensione.
M.M.1
Va bene, e poi?
M.M.2
Immagina che arrivi una altra persona ancora, dopo anni. Quando, ormai, l’avvenimento fa parte non più del vissuto immediato ma di quello passato della prima persona. Che cosa accade?
M.M.1
Come faccio a saperlo?
M.M.2
Immaginiamo che questa persona ascolti la narrazione di quel avvenimento, fatta dalla prima persona o da altre. Da queste narrazioni si fa una sua idea, interpreta e comprende l’avvenimento in un modo diverso.
M.M.1
Sarà un’ennesima versione diversa dello stesso avvenimento.
M.M.2
Innanzitutto, l’avvenimento non è mai il medesimo per le diverse persone che lo hanno compreso in modo diverso; poi, immagina che l’interpretazione dello “straniero” sia così convincente e narrata in modo così avvincente da far cambiare interpretazione e comprensione al primo soggetto. Infatti, rileva livelli nascosti di comprensione facendo comprendere in modo diverso l’avvenimento. Così …
M.M.1
Il passato si modifica! Il nuovo narratore, lo scrittore, modificando l’avvenimento, modifica chi partecipò all’avvenimento, facendone dei precursori diversi, in altri termini, creandoli. Però non ho capito quali speculazioni liberomuratorie tu possa fare.
M.M.2
Tu, che cosa ne desumi a livello di pensiero libero muratorio? Vuoi del tempo per pensarci?
M.M.1
No. Credo di poter dire che tutti i Liberi Muratori del passato hanno vissuto la Libera Muratoria in un personale modo, in un vissuto assolutamente singolare. Qualcuno ne ha anche scritto. In quegli scritti si sta prefigurando, creando il mio scritto, la mia Tavola di oggi.
M.M.2
E con questo, che c’è di strano?
M.M.1
Voglio dire, anche, che in base a quanto ci fa notare Borges, ogni volta che i Liberi Muratori aprono il Tempio, modificano il passato con le proprie parole, con i propri studi. Prefigurano i propri predecessori.
M.M.2
E dunque?
M.M.1
Limitiamoci ad un esempio, o aspetto particolare della nostra operatività, quello del simbolismo. Noi oggi diamo ai simboli le interpretazioni nostre, nel senso che queste interpretazioni riflettono la cultura odierna, lo sviluppo della filosofia in questi ultimi tre secoli, in senso più ampio, lo stesso modo di porsi davanti alla Libera Muratoria.
M.M.2
Sono d’accordo. Con questo vuoi dire che le nostre interpretazioni simboliche si differenziano da quelle dei nostri Fratelli fondatori?
M.M.1
Loro davano altri significati. Il significante, la parola o il simbolo, rimane uguale, mentre il significato muta col mutare della storia, della cultura, dello sviluppo degli studi massonici, del modo di pensare dei Liberi Muratori, ecc. Si potrebbe addirittura dire che la Tradizione, intesa come immutabile ed immutato esperire massonico non è una realtà. Al contrario dovremmo dire che la Libera Muratoria vive in una Tradizione Mutante.
M.M.2
E, dunque, che gli strumenti, i simboli, le allegorie presenti nell’operatività e nel pensiero massonici sono Tradizionali nel loro apparire e nel loro uso, ma mutevoli nel significato perché mutevoli nel tempo.
M.M.1
Il loro significato si arricchisce, si perfeziona, si affina col progredire del Lavoro Libero Muratorio.
M.M.2
Avremmo dunque un’esoterismo sincronicamente stabile, ma diacronicamente evolutivo. In altri termini, una modalità interpretativa esoterica, legata alla storia, al momento in cui si interpreta; però, in una visione d’ampio respiro tale modalità diventa espressione dell’evoluzione del pensiero libero muratorio.
M.M.1
Potrebbe essere così.
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ὅπερ ἔδει ποιησαι
