SUONA IL MEZZOGIORNO DELLA 9A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL LAVORO NEL SECONDO GRADO
C.D.M.
Maestro, nella discussione della mia tavola, durante l’agape, tu mi hai attaccato dicendo che il mio lavoro manca di passione. Perché?
M.M.
Perché l’ho detto o perché manca di passione?
C.D.M.
Diciamo… tutte e due le affermazioni
M.M.
Se incominci a sentire le critiche ai tuoi lavori come attacchi, il tuo cammino verso la maestranza rischia di essere molto, molto lungo. Come ha detto più volte il M.V. le Tavole non sono compiti a casa. Essi sono compiti della mente. Dando un argomento da sviluppare, il 2° Sorvegliante guida il percorso dell’C.D.M. nella direzione, non nella via, del perfezionamento dell’C.D.M.. La strada la scegli tu, ma non scegli la direzione. Quella è unica per tutti noi e va verso l’Est, da qualunque posto ci incamminiamo.
C.D.M.
In ogni caso io sono sotto esame!
M.M.
Certamente, ma chi pone sotto esame chi?
C.D.M.
Voi maestri esaminate me.
M.M.
Ma per carità! Il tuo esame l’hai già passato, durante il rito di iniziazione. Dopo… tu poni sotto esame te stesso. Questo è il vero ed unico esame che il C.D.M. affronta. Devi imparare ad esaminare te stesso. Noi Maestri e prima di noi il 1° sorvegliante, valuteremo questa tua capacità.
C.D.M.
Ho comprese: è l’esame dell’esame. Non siete esaminatori ma controllori.
C.D.M.
Se vuoi, controllori, nel senso di fare attenzione che tu non sbagli direzione. La strada verso quella direzione la scegli tu. Se tu esci dalla strada lo devi capire da solo, se perdi l’orientamento dipende da noi riportarti verso il giusto orizzonte. Se tu insisterai nel dirigerti verso un orizzonte diverso da quello della loggia, noi maestri non potremo fare altro che darti l’ultimo affettuoso addio.
C.D.M.
Scusa se ho sbagliato termine chiamando attacco la tua critica. Rimane il fatto che tu hai definito la ma tavola come un’elaborazione frutto del solo intelletto. È sbagliato questo?
M.M.
Una tavola può avere molte e diversificate valenze. Alcuni Fratelli scrivono tavole, ad esempio, storiche, dove gli eventi e le loro relazioni sono posti sotto esame critico seguendo un rigoroso modello storico-scientifico. Questi lavori potrebbero essere indifferentemente pubblicati su una rivista massonica oppure su una rivista accademica di storia. Quello sarà certamente un documento freddo. Anche se, posso dirti, che ho letto documenti accademici pieni di patos e per questo molto più capaci di sollevare interesse, passione e discussione di altri.
C.D.M.
Allora non è sbagliata la mia impostazione accademica, tra virgolette.
M.M.
Io non ho affermato che è sbagliata. Chi sono io, per fare affermazioni di tal fatta?! Io ho solo affermato che non c’era patos nella tua tavola. Consentimi una metafora. Tu hai scalpellato parte della tua pietra. In quella parte noi Maestri abbiamo visto la correttezza dell’uso degli strumenti. Tuttavia, i colpi dati sulla pietra, i lievi segni che su essa sono sempre rintracciabili, erano i segni dati per dimostrare la tua bravura. Questo lo abbiamo visto tutti e abbiamo ammirata la tua bravura.
C.D.M.
Però?
M.M.
Però, abbiamo anche osservato come lavoravi: tu hai ben afferrato gli strumenti, i colpi erano precisi nel tracciare i segni di scalpello, gli angoli erano ben disegnati e tracciati, le proporzioni rispettate. Tuttavia quel lavoro non mostrava i tuoi sentimenti. Tu non cantavi, tracciando. Tu, non esprimevi la felicità del lavoro ben compiuto.
C.D.M.
Perché, no?
M.M.
Perché eri troppo impegnato a fare bene il lavoro, nella sua perfezione formale. Immagina di percorrere la strada del tuo pellegrinaggio, poi incontri un altro pellegrino. Lui sta in mezzo alla strada, muovendo i piedi, le gambe e braccia, è tutto intento ai movimenti che compie. Ma è fermo nello stesso punto! È troppo impegnato ad osservare la giustezza dei suoi movimenti per accorgersi che sta fermo. Anche una semplice pietra squadrata, ma scolpita con amore e felicità, la si distingue da quella tracciata con formale maestria.
C.D.M.
Come si fa a capire ciò?
M.M.
Questa è l’esperienza del Maestro. Se io, Maestro, non sento vibrare qualcosa dentro di me, al guardare la tua pietra scolpita, se io rimango freddo, pur ammirando la precisione del lavoro, vuol dire che il lavoro non ha passione e quindi non la può trasmettere.
C.D.M.
Dovrei curare di più il mio stile. Fare maggiore attenzione alla scelta dei verbi, degli aggettivi…
M.M.
Facendo così un bel lavoro di retorica! Ma noi non cerchiamo la retorica, la nostra non è una scuola di retorica.
C.D.M.
Allora non capisco.
M.M.
Questa ammissione è già un passo avanti nella tua strada di perfezionamento. La retorica fa sì che una frase sia costruita per fare effetto su chi la ascolta. Non è questo ciò che chiediamo a noi stessi.
Noi vogliamo suscitare emozioni, sentimenti e pensieri, nei Fratelli, oltre che interrogativi a cui dare risposte. Vogliamo che i Fratelli sentano l’urgenza di chiedere la parola al MV perché il nostro lavoro ha suscitato in loro qualcosa che loro sentono importante dire.
C.D.M.
Anche se sono posizioni critiche, contrarie alle mie?
M.M.
A maggior ragione, se non collimano con le tue! Ti rendi conto di quanto di bene tu fai alla loggia suscitando un vespaio di posizioni diverse, anche contraddittorie? È nel contraddittorio che nasce il perfezionamento! Se fossimo tutti d’accordo sai che cosa accadrebbe?
C.D.M.
Che uno dice una cosa , tutti sono d’accordo e non ci sarebbe discussione.
M.M.
Proprio così. Sarebbe la morte della mente.
C.D.M.
Meglio sarebbe allora fare delle tavole di provocazione.
M.M.
Meglio sarebbe. Però, credi che un C.D.M. possa fare delle tavole provocative con la sua misera conoscenza del pensiero massonico?
C.D.M.
Forse, no.
M.M.
Lascia allora a chi è più esperto questo compito. Persino i Maestri più giovani, d’età massonica, si guardano bene dal fare ciò.
C.D.M.
Non riesco, però, a capire come posso dare patos ai miei lavori e nello stesso tempo tracciare con precisione il lavoro.
M.M.
Anche una poesia, originale, profondamente sentita, ricca di richiami esoterici e di conoscenze muratorie, può diventare una tavola che fa perfezionare i Fratelli tutti. Oppure un breve racconto, ove le simbologie ed allegorie massoniche sono ben collocate, nel senso di essere discrete, di sottofondo, non sbattute in faccia. E perché non, un lavoro che ricostruisce la storia della nostra loggia? Vivi con intensità ciò che tracci. Alla fine scoprirai se c’è patos oppure no, in base al tuo sentire. Ti senti orgoglioso perché hai detto le cose giuste in modo giusto? La tavola è fredda. Ti senti felice perché hai saputo esprimere i tuoi sentimenti in un discorso scientificamente preciso? Allora la tavola è massonica. Ora vai a ritirare il tuo salario
SUONA LA MEZZANOTTE DELLA 9A GIORNATA ED IL PRIMO SORVEGLIANTE CHIAMA AL RIPOSO NEL SECONDO GRADO
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ὅπερ
ἔδει ποιησαι
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