(le frasi tra virgolette sono tratte da “Laelius de amicitzia” dello stesso Cicerone)

F: FRANCISCUS
C
: CICERONE


Cicerone sta camminando lungo il bagnasciuga di Formia al tramonto, non si sa dove sia diretto. A lui si affianca il LM Francesco che lo saluta. (1)

Uindi intendi quindi, intendi che

F
Ave, Cicero!

C

Ave, Franciscus,

F

Quo vadis?

C
(ironico)
Non transeo, nunc ego sum. A me aliquid quaerere vis?

F

Volo Cicero. Tecum de amicitia disserere volo

C

zLege “Laelius de amicitia”. Omnia ibi sunt.

F

Id opus tuo auxilio interpretari velim

C

Libere dic.

F

Per noi Liberi Muratori …

C

Liberi structores?
Id auditione et fama accepi…
F

Si, va bene, dicevo, per noi la Fratellanza è uno dei massimi valori. Quale credi che sia la forza che è insita nella Fratellanza?

C

Se per Fratellanza intendi l’Amicizia, la forza è innanzitutto, nel “massimo accordo delle volontà, degli interessi, delle opinioni”.

F

Sono perplesso. Tra noi si parla molto di Fratellanza ma per nulla o poco di amicizia. Eppure io credo che se nell’amicizia necessariamente c’è anche Fratellanza, non credo sia vero il contrario.

C

Quid?
(2)
F

Voglio dire che non c’è Fratellanza senza amicizia. Per questo vorrei chiarire con te questi due concetti. Non so se Amicizia e Fratellanza possano essere considerate la stessa cosa, in questi tuoi termini. Infatti, noi non chiediamo il massimo accordo, piuttosto noi rispettiamo le differenti opinioni. interessi e volontà dei Fratelli.

C

Ricercare il massimo accordo non vuol dire semplicemente avere le stesse idee. Vuol dire avere il massimo rispetto.

F

Io mi chiedo: se rispettiamo gli altri e riconosciamo le differenze che ci distinguono, come l’amicizia può nascere tra noi?

C

“L’amicizia non vi può essere se non tra i buoni”
.
F

Tu intendi per buoni coloro che possiedono le virtù umane e quelle civiche?. Voglio dire: buono è colui che rispetta il supremo ordine del vivere comune, l’essere dedito alla realizzazione di un’opera che ignora l’egoismo ed il potere a favore del benessere di tutti? Molti FF di sperimentata anzianità massonica continuamente esortano ognuno di noi ad essere, “boni cives”, cittadini di se stessi prima che della società, perché non si può essere cittadini della città, della società, se non si è cittadini del proprio animo, se non si è buoni amministratori delle nostre risorse morali e spirituali. Dunque, solo coloro che sono cittadini di se stessi sono in grado di portare fraterna amicizia agli altri.

C

Possiamo certamente dire così

F

Quando ci chiamiamo Fratelli noi lo intendiamo in senso simbolico. Certamente non siamo fratelli di sangue, ma intendiamo la nostra “Fratellanza” massonica come qualcosa di più della parentela. Ed infatti alla parentela può venir meno, può mancare, l’affetto, ma non alla Fratellanza. Poiché questa si fonda sull’affetto e non può esserci Fratellanza senza affetto, mentre ciò può accadere tra parenti.

C

Anche questo è vero. Cosa altro è la Fratellanza se non l’accordo su ciò che lega, di umano e di sovraumano, “con benevolenza ed affetto”? “Come può essere “vitale”, (…), una vita che non trovi soddisfazione nel reciproco affetto di un amico?

F

Tu intendi che amico è colui che vive una vita di soddisfazione.

C

Non solo, “chi rimira un vero amico, in realtà rimira come un proprio ritratto”.

F

Quindi la Fratellanza ci consente di vedere dentro noi stessi e di trovare nel nostro intimo le cose più belle.

C

Il Fratello nella tua Libera Muratoria che è ricco vede nel fratello che è povero il sé povero, ed il fratello povero vede il sé ricco, l’incapace vede il sé valido. Ma all’estremo, il fratello vivo vede in sé il fratello morto, perché a questo si accompagna nel fratello “vivo l’onore, il ricordo, il rimpianto degli amici”.

F

Credo che proprio questa è la ricerca da compiere nella Fratellanza, vedere l’Altro se stesso.

C

La Fratellanza
o Amicizia come io la intendo, essa “riunisce tutte le cose che in natura e in tutto l’universo sono ferme e quelle che si muovono, mentre la discordia le disunisce”. Essa è il motore dell’Opera.
F

Sono convinto che sia così, infatti, per i Liberi Muratori lo studio della natura e dell’universo ha un suo significato speciale. È dall’antica tradizione, quella che risale dai greci e da voi latini, ma anche da prima ancora, che noi concepiamo la natura come Ordine, come rappresentazione di un Ente che crea equilibrio. Il cielo stellato, che noi in loggia spesso pensiamo come mappa simbolica del nostro navigare alla ricerca della perfezione spirituale, è l’universo delle cose che sono ferme  e di quelle che si muovono. Dal primo momento in cui all’Apprendista Accettato viene tolta la benda, lui si accorge che ha intorno Fratelli che gli sorridono con vero e sincero affetto, con amore fraterno. Quindi la prima cosa che l’Apprendista Accettato trova è l’amore dei Fratelli.

C

Appunto, l’amore “è la prima spinta nello stringere un legame”.

F

Per questo in Loggia l’amore fraterno sorge in modo naturale, senza che ci sia la spinta del bisogno. Ecco allora una nuova concezione della Natura, in senso iniziatico. La Natura è espressione dell’accadimento delle cose senza che ci sia volontà. La Natura è ciò che accade e che possiede in sé equilibrio ed ordine, caratteristiche che vengono solo dall’emanazione del G.A.D.U. , senza che Esso lo voglia. È la Sua inclinazione che noi scopriamo come ordine ed equilibrio. Il Libero Muratore è coperto dal manto della Fratellanza, perché questa è la sua inclinazione, è ciò che lo ha spinto a bussare alle porte della Loggia. L’autentico Libero Muratore si scopre tale dalla sua inclinazione all’amore verso gli altri, dal bisogno di Fratellanza.

C

E non dovrebbe esserci essere  “una riflessione su quanta utilità essa avrebbe avuto”.

F

Questa è la forza interiore del Libero Muratore. Bisogna osservare che non è facile in questa società moderna essere Liberi Muratori, se mai lo è stato. È difficile amare gli altri con sentimento di Fratellanza in una società che vuol rendere tutti individui singoli, in competizione gli uni con gli altri: dove chi più ha denaro solo per questo si sente superiore a chi ne ha meno, dove la spinta vitale viene trovata nel potere, dove le istituzioni primarie come la famiglia sono disintegrate dai mille impegni lavorativi e non, dove il rumore costante dei mezzi di informazione di massa annullano la capacità di elaborazione dell’informazione stessa. È difficile essere Fratelli in una cultura in cui i valori vengono trasmessi non dalle istituzioni primarie come la famiglia, la scuola, le amicizie ma dai mezzi di comunicazione di massa, valori ridotti a frasi stereotipate e finalizzate a incentivare i consumi di prodotti superflui.

C

Anche ai tuoi tempi le cose sono come lo erano ai miei. Lo so.

F

Come giustamente si preoccupano molti nostri Maestri, in quali luoghi sociali i giovani possono trovare lo sfogo alla loro ricerca di valori? È noto che la cosa più importante che i bambini vogliono e ricercano, nella fase pre-adolescenziale, sono le regole di comportamento e di pensiero. Per questo i giochi che più appassionano i bambini piccoli sono quelli dove possono assumere dei ruoli da grandi e interagire con altri bambini che imitano altri ruoli da grandi. Se si negano le regole ai bambini, loro si sentono persi, diventano timidi, non sapendo come relazionarsi agli altri, instabili, pensando che ogni regola sia valida e mutevole, introversi, ricercando le regole al proprio interno. L’espressione tipica dei giovani è lo stare insieme, nel creare l’aggregazione, non importa su che cosa essa sia fondata, perché nell’aggregazione trovano una parvenza di amicizia, di fratellanza, anche se questa talora è addirittura fratellanza nel crimine. Quando io osservo del Liberi Muratori che hanno 23-25 anni, sono commosso e  credo che ci sia speranza per la nostra società.

C

In questa vostra epoca è difficile creare una vera amicizia, una Fratellanza, come la intendete voi.

F

Tutto cambia con rapidità incessante…

C

È sempre stato così, credilo. Non è qui il problema.

F

Quante volte abbiamo pensato “fermate tutto che voglio scendere!”, non per abbandonare il treno della vita ma per prendere un proprio tempo di vita. Sempre un nostro Fratello, avverte che questi cambiamenti socio-culturali non danno tempo ai singoli di elaborare le modificazioni richieste al singolo stesso. Il tempo diventa una variabile indipendente da quando la scienza si è impadronita del tempo umano e lo ha fatto tempo universale.

C

Mi dai del sollievo, credevo che fossimo stati noi Romani a ridimensionare il Tempo, profanizzandolo e togliendovi ogni valenza sacrale.

F

Sai, stavo leggendo un meraviglioso e breve racconto di Emilio Lussu “Il cinghiale del Diavolo”

C

È un autore greco?

F

No è sardo.

C

Credevo che i sardi non sapessero scrivere.

F

È un sardo della mia epoca; questo autore esprime con stupenda semplicità quale fosse il tempo per l’uomo di epoche antiche, arcaiche. Fino a poco tempo fa, per me intendo, 100 o 150 anni or sono, il tempo era scandito non dagli eventi della natura, perché questi sono ciclici e ripetitivi e quindi non differenziano il tempo, ma dagli eventi umani, dalle vicende dei singoli, della famiglia, del clan. Ad esempio Emilio Lussu, nel racconto descrive il dialogo tra pastori sardi radunati prima di una battuta di caccia: “Antonello-lo-Sparviero sbagliò il cervo all’Oleandro, l’anno in cui io vendetti il puledro balzano”, “È così. Era l’anno in cui io coltivai a lino il campicello sopra il torrente”, “Era l’anno in cui nacque la mia prima figlia, e me lo ricordo per buona memoria”, “Mio padre aveva ancora i capelli a treccia e gli mancavano quattro o cinque vendemmie al matrimonio”. Ogni evento rilevante della vita del singolo  incideva sulla sua memoria il segno del tempo che scorre. Il tempo è il trascorrere della vita familiare e della natura asservita
.
C

Oggi, il tuo oggi, non è più così?

F

Oggi? Oggi il tempo è misurato fino all’esasperazione dei millesimi di secondo. I valori come fanno a fissarsi nel tempo che scorre a prescindere dalle capacità umane di assorbire i cambiamenti?

C

Bella domanda. Anche io ai miei tempi incominciavo a pormi certe domande come questa. Come definire il tempo secondo natura. Ma chi vuol più ascoltare questi discorsi?

F

Il Libero Muratore apprende nel corso del suo apprendistato e poi del compagnaggio ed ancora nella sua maestranza a definire il tempo secondo natura.

C

Mi è sembrato di sentire questi discorsi da alcune sette orientali che incominciavano a prendere piede in Roma…

F

Certo, è un’antica aspirazione umana, il voler tornare, il riscoprire le nostre origini.

C

Tu sai bene quanto a cuore mi stanno questi discorsi delle origini, tuttavia, anche se stoico, mi rendo conto che le origini sono il ciò che fu: la Tradizione, a cui dobbiamo guardare ma senza credere che possa essere ricreata. L’amicizia, la stessa amicizia “niente è più difficile del conservare un’amicizia fino all’ultimo giorno della vita”

F

La Fratellanza
iniziatica è o credo che dovrebbe essere Fratellanza a vita. Hai ragione dicendo quanto sia difficile conservare l’amicizia, tuttavia la Fratellanza non può che essere qualcosa di più. Ci vuole molta volontà per essere Liberi Muratori.
C

Non ne dubito, ho visto molte sette iniziatiche che chiedevano sforzi sovrumani ai propri accoliti. Voi avete bisogno di poter confidare in voi stessi: “quanto più uno confida in se stesso e quanto più è dotato di virtù e di saggezza, in modo da non aver bisogno di nessuno e da pensare di avere in se stesso ogni risorsa, tanto più è bravo nel cercare e nel coltivare le amicizie”.

F

Questo nostro modo di essere Liberi Muratori è forse una delle cose più difficili da acquisire. Eppure, con un’apparente paradosso, è proprio nella Loggia, nell’assemblea dei Fratelli che i Liberi Muratori imparano ad essere Liberi, cioè capaci di confidare nelle proprie forze, di avere in sé le risorse necessarie ad affrontare le luci e le ombre della vita iniziatica e della vita profana.
I profani intendono il concetto massonico della Fratellanza come il modo di farsi reciproci favori. Questo è esattamente vero. Ma c’è da precisare che cosa intendiamo noi Liberi Muratori per “favore”
C

Che cosa?

F

I Liberi Muratori possono chiedere qualsiasi cosa ai Fratelli, perché “con la stessa richiesta manifestano che essi farebbero ogni cosa” per i Fratelli. Ma un Libero Muratore non può chiedere ad un Fratello una cosa turpe. Per noi si può sancire “questa legge nell'amicizia, che non chiediamo noi cose turpi né le facciamo se pregati”.

C

Mi stai citando, se non plagiando, spudoratamente.

F

Ebbene si. È nelle nostre Costituzioni, è nell’impegno solenne che l’Apprendista prende davanti a tutta la Loggia che non si faccia nulla contro la legge civile.

C

“… che nessuno pensi che sia lecito seguire un amico che fa persino guerra alla patria”
. Ora cito me stesso.
F

Si, credo proprio nello stesso tuo modo d’intendere. Assieme a te Cicerone possiamo anche noi affermare che: “dunque sia sancita questa come prima legge dell'amicizia, che agli amici chiediamo cose oneste, che per causa degli amici facciamo cose oneste senza neppure aspettare di esserne richiesti, vi sia sempre sollecitudine, non vi sia esitazione, anzi osiamo dare un consiglio apertamente. Moltissimo valga nell'amicizia l'autorità degli amici che ci incitano al bene ed essa sia utilizzata per ammonire non solo apertamente, ma anche severamente, se la circostanza lo richiederà, e si ubbidisca a tale autorità”. Non a caso dice la Costituzione massonica “Cosicché se un Fratello diviene ribelle contro lo Stato, egli non dovrebbe essere favoreggiato nella sua ribellione, ma piuttosto compianto come uomo infelice…”.

C

Beh, addirittura compianto non credo, una bella condanna a morte mi sembrerebbe più coerente.

F

Ai tuoi tempi forse; oggi siamo meno brutali nelle sentenze.

C

Lo fossero stati ai miei tempi!

F

Certo, per te sarebbe stato diverso, non avresti fatto la fine che hai fatto. Tornando alla Fratellanza, questa è allora un legame di luce iniziatica, senza la quale non c’è vita iniziatica; come dici tu: “sembra che tolgano il sole dall'universo coloro che tolgono dalla vita l'amicizia, della quale nulla di meglio riceviamo dagli dei immortali, niente di più piacevole”.

C

Sono molto lusingato di questo tuo citarmi in continuazione, ma hai detto che non sei proprio sicuro che Fratellanza ed Amicizia siano la stessa cosa.

F

No,  non lo sono. Tuttavia, da bravo retore, tu hai descritto l’amicizia con tanta enfasi, idealizzandola a tal punto che essa si avvicina per certi aspetti al nostro concetto di Fratellanza. Quando un Fratello, per motivi che noi mai discutiamo, decide di mettersi in sonno, di ritirarsi dall’assemblea dei Fratelli,  noi lo compiangiamo perché sappiamo che sta perdendo il suo bene più prezioso, la Fratellanza, quella speciale amicizia, tutta massonica, che non potrà trovare nel mondo profano. È nella libertà dei Lavori della Loggia che ogni Libero Muratore può esprimere le proprie virtù e sono queste dalle quali siamo attratti, che ci legano e che ci fanno  sentire affini e scopriamo l’amore tra fratelli.

C

Per me, anche l’amicizia una volta che si instaura, “quando ciò avviene, è giocoforza che sorga l'amore”.

F

Si, l’affetto è conseguenza, risultato e non causa della Fratellanza. Così come tra gli uomini buoni è quasi necessario amarsi, così, nella Libera Muratoria, è nella natura di questa stessa che la foce della Fratellanza sia l’amore.

C

Ci sono molti altri effetti oltre l’amore nell’amicizia.

F

Infatti, anche per noi, alla luce di queste osservazioni, lo stesso concetto di Benevolenza assume un significato particolare. Non è la carità, come normalmente si pensa, ma è la generosità verso il Fratello che ha bisogno. Per i Liberi Muratori la Benevolenza è certamente un dare, quando serve dare aiuto concreto, avendo i mezzi, ma più di tutto è dare virtù a chi più ne ha bisogno. È facile dare, per chi ha ricchezze e mezzi, ma quanti hanno da dare virtù? Questa è cosa che può fare anche il più povero in ricchezze materiali.

C

Mi sembra di averle già sentite queste parole.

F

D’accordo anche tu lo hai detto.

(mormorando tra sè)
Anche io…ma vedi un po'.

F

Che importa chi ha detto una cosa giusta, quando questa è giusta in sé?

C

No caro, una cosa giusta è ancora più giusta se confermata da autorevoli personaggi della storia.

F

Certo, certo questo era il tuo modo di vedere le cose. Ma ora…Tuttavia, è importante precisare che se è difficile essere Liberi Muratori, e, ogni tanto, qualcuno scopre purtroppo di non essere in grado di assolvere a questa grave responsabilità, la Fratellanza anche tra i Liberi Muratori è cosa troppo importante e delicata per essere offerta senza attenzione. Anche la Fratellanza, come già abbiamo visto, ha dei limiti, dei confini, perché anche l’affetto fraterno ha dei limiti.

C

Fai attenzione! Tre cose sono importanti nel sentire l’amore: la prima è quella “che si porti verso l’amico lo stesso affetto che verso noi stessi; la seconda, che il nostro affetto nei confronti degli amici sia corrisposto in ugual misura ed intensità a quello di essi nei nostri confronti; la terza, che quanto uno stima se stesso, tanto venga stimato dagli amici”.

F

Già, l’ho letto nel tuo Laelius, ma tu stesso dici che sono anche pericolose se malamente intese.

C

Sicuramente. Non sono sbagliate in sé ma lo sono se mal interpretate. Credo che avvenga anche per la tua Fratellanza. Con la prima sareste portati a fare per il Fratello cose che per voi stessi non fareste mai: “implorare una persona indegna, supplicare, quindi aggredire qualcuno con troppa foga ed insultarlo con violenza! Cose che non è abbastanza dignitoso fare quando si tratta di noi, diventano più che doverose farle per gli amici”. Con la seconda maniera, si viene ad attuare uno scambio aritmetico, commerciale, di “una parità di doveri e di voleri. Ciò però consiste nel ridurre l’amicizia a un troppo gretto e mero calcolo, che vi sia ugual rapporto tra ciò che si riceve e ciò che si dà”. Se ho capito bene, la vera Fratellanza è troppo ricca di sentimenti per stare “a guardare rigorosamente a non restituire più di quanto abbia ricevuto. La peggiore, poi, è la terza, non si addice ad un amico essere verso un altro tale quale egli è verso di sé, ma piuttosto sforzarsi e fare in modo da stimolare l’animo neghittoso dell’amico ed indurlo ad una speranza e ad un modo di pensare migliore”.

F

Credo che le tue parole possano essere abbastanza capaci di intendere la Fratellanza come la intendiamo noi. Si diceva prima che la Fratellanza, l’amore tra Fratelli, è cosa importante e delicata. Ciò significa anche una serietà e severità di controllo su se stessi. Non si inizia, come dici tu,  “a voler bene a chi un giorno potremmo odiare”. Si deve essere accorti nello stringere un patto d’amore fraterno. Se un giorno dovessimo scoprire che quel amore fraterno è stato mal riposto saremmo costretti a rompere quel patto, vedremo poi in che modo. Per questo è preferibile attendere a stringere quel patto piuttosto che romperlo.

C

Infatti, dissi: “Scipione riteneva che si dovesse sopportare ciò piuttosto che pensare al tempo delle inimicizie”. Perché è meglio non instaurare un amore fraterno piuttosto che romperlo.

F

Questo modo di pensare è abbastanza distante dal modo moderno di concepire l’amicizia e sicuramente dal modo in cui molti Liberi Muratori intendono l’amore fraterno, la Fratellanza. Uno dei tanti motivi per cui il periodo d’ammissione di un profano è abbastanza lungo ed anche il periodo della sua accettazione nella Libera Muratoria, è che i Fratelli devono verificare la sua capacità di inserirsi nel circolo del sentimento fraterno. Ugualmente lungo è il periodo d’apprendistato e di silenzio iniziatico per l’Apprendista Accettato perché, anche se non lo intuisce, lui è sotto continua osservazione; deve comprendere che la Fratellanza è qualcosa che lui deve conquistare e che non gli spetta solo per il fatto di essere diventato iniziato. L’iniziazione se per un verso è uno stato dal quale non ci si può più separare, anche se lo si rinnega, per un altro verso è una via da percorrere, irta di continue verifiche effettuate dai Maestri più esperti, che svolgono tali verifiche in silenzio e in modo velato. La Fratellanza è una conquista dura, perché è una continua messa in discussione di se stessi nei confronti di sé e degli altri Fratelli. Ponendo dei limiti alla Fratellanza, si delimita ciò che è un valore da ciò che non lo è. Una Fratellanza senza limiti e controlli sarebbe senza senso, poiché ciò che è tutto è nulla. Se noi comprendiamo che l’Assolutezza contiene in sé necessariamente anche il suo contrario, scopriamo la necessità di dare dei limiti per non cadere nei falsi universali. Tutta la vita massonica è un percorso di verifiche e di autoverifiche. Questa è la disponibilità che si chiede ad un Libero Muratore, un’altra tra le sue tante difficoltà da affrontare.

C

Allora credo di intuire che per voi il Libero Muratore deve essere disposto ad accettare che il suo amore fraterno venga messo sotto verifica, che abbia imparato che solo “quando i costumi degli amici siano stati corretti, allora vi sia tra essi comunione di ogni cosa, di decisioni, di volontà, senza eccezione alcuna; in modo anche che, se per un caso capitasse che siano da sostenere propositi degli amici non troppo giusti, nei quali sia in gioco la loro vita o il loro buon nome, ci si debba scostare dalla via, purché non ne derivi un grande disonore”.

F
 

No questo noi non possiamo accettarlo. In questo siamo più rigidi di te. Sostenere che a favore di un Fratello ci si possa anche discostare da quella che si reputa la giusta via, il modo corretto di comportarsi, è azzardato, addirittura in contraddizione col fatto di non seguire il Fratello che si pone contro la legge o lo Stato. Se, però, facciamo attenzione scopriamo che in ciò c’è l’importante insegnamento che si devono valutare le diverse situazioni con acume, cioè che non si deve nullificare un assoluto. Nella situazione in cui è in gioco l’onore o la vita del Fratello, anche in questo caso, non si può derogare dalla norma affinché la nostra vita ed onore personali e di Loggia non vengano messe in crisi. Questo è alla base del nostro modo di intendere la Benevolenza, cioè che la si deve fare nella misura in cui non mette in crisi la nostra esistenza.
C

Mi torna il ricordo di Scipione che “si lagnava perché in tutte le cose gli uomini sono più attenti; che capre e pecore, quante uno ne avesse, lo può dire; quanti amici avesse, non lo può dire; e che nel procurarsi quelle si mette impegno, nello scegliere gli amici si è negligenti e non hanno, per così dire, segni ed indizi dai quali giudicare coloro che sono idonei all’amicizia”.

F

Se è vero come è vero che la Libera Muratoria è un percorso di perfezionamento, deve esser pure vero che ci sia chi perde l’orientamento e percorre vie che crede giuste ma che giuste non sono. È a questi che bisogna fare attenzione perché la loro buona fede può tradire il Libero Muratore che è negligente nel considerare fratello chi nella sostanza non lo è. Con questo non si vuol suscitare un clima di sospetto di tutti contro tutti, ma al contrario incitare a sviluppare le nostre facoltà di discernimento, di attenzione alla natura. Infatti è importante comprendere che nella natura ci sono equilibri che comportano la morte, infatti la morte nella natura non è uno squilibrio, non è la negazione. Al contrario è la vita, poiché la natura si pasce della natura: la morte di qualcosa significa la vita di qualche altra cosa e quindi nella natura non esiste la vita come positivo e la morte come negativo, questo è solo l’errata concezione umana. Nella natura non esiste positivo e negativo, non esistono dualità ed antinomie, perché la natura per sua definizione è equilibrio, anzi si potrebbe dire che la natura è l’essente dell’Assoluto equilibrato. Dunque, il Libero Muratore, uomo che studia la natura ed il sovrannaturale, ha il destino di individuare ciò che fa parte della natura e di ciò che non ne è parte, e per questo di dare il giusto valore ad ogni cosa, senza demonizzare o fare moralismi. Il perfezionamento ha le sue vie ed i suoi tempi, tutti diversi per ogni persona, anche se univoci per direzione e tempo massimo.

C

Posso dire che il Libero Muratore nella vita iniziatica come nella vita profana deve allora “scegliere uomini decisi e costanti, genere del quale vi è grande penuria”? Ed anche che  “certamente è arduo giudicare uno se non è messo alla prova, e bisogna poi sperimentare nella stessa amicizia. Così l’amicizia precorre il giudizio e toglie la facoltà di fare prima la prova”?

F

Credo che puoi dirlo. La Fratellanza non può precorrere il giudizio sulla validità e merito della persona, anche ciò giustifica il periodo di apprendistato massonico. All’Apprendista attento, quello che ormai sta sperimentando dentro di sé i primi passi del compagnaggio, non sfugge il fatto che i Maestri esperti sono attenti “così come si fa con un carro, trattenere l’impeto dell’affetto, in modo da far uso dell’amicizia come di cavalli sperimentati, avendo già messo alla prova, in qualche modo, il carattere degli amici”.

C

Grazie per la citazione. Mi sembrava un’immagine ben azzeccata, vero?

F

Fuor di metafora, l’esperienza e maturità del Libero Muratore, agli occhi di chi è meno esperto e maturo nell’arte muratoria, fa sì che ci sia disponibilità all’affetto fraterno ma non ci sia l’immediata sua massima manifestazione. Ovviamente questo percorso di verifica del livello di perfezionamento raggiunto investe tutti i gradi massonici, perché la via del perfezionamento si chiude salendo l’ultima scala verso la Gran Loggia Superiore. Questo significa che Apprendisti, Compagni e Maestri devono continuamente verificare di essere all’altezza dell’amore fraterno altrui.

C

All’inizio si è detto che la Fratellanza ha le caratteristiche di stabilità e costanza e la prima domanda da farsi è proprio: queste stabilità e costanza su che cosa, a loro volta, si fondano?

F

Semplice, apparentemente, è la risposta: sulla fiducia…

C

… ma un vostro giovane Maestro, dispettosamente perspicace, non potrebbe chiedersi: e la fiducia su che si fonda?

F

A questa domanda, in prima battuta, si può rispondere con delle negazioni. Con le tue parole: “non può essere fidato un animo mutevole e tortuoso, né può certo essere fidato o stabile colui che non è mosso dalle medesime cose e per natura non è in assonanza di sentimenti”.

C

Si torna qui all’inizio del nostro discorso. “che non vi può essere amicizia se non tra i virtuosi”. E aggiunsi: “È infatti proprio dell'uomo virtuoso, che anche si può definire saggio, osservare queste due cose nell'amicizia. Primo, che non ci sia nulla di finto né di simulato; infatti persino l'odiare a viso aperto è più da uomo onesto che dissimulare il proprio pensiero. Bisogna che si aggiunga a ciò una certa dolcezza di parole e di comportamenti, condimento per nulla mediocre dell'amicizia. L'austerità, poi, e la severità in ogni cosa ha essa certo una gravità, ma l'amicizia deve essere più alla mano, più sciolta e dolce e incline ad ogni cortesia ed affabilità”.

F

Purtroppo ci sono persone che, per abitudine o necessità, mostrano in ogni evenienza cortesia ed affabilità, in modo quasi accondiscendente. Per i Liberi Muratori, nei confronti dei Fratelli. è importante “l'essere allo stesso livello di chi ci è inferiore”. Questa è una cosa molto difficile, più difficile di cercare di elevarsi al livello di chi ci è superiore. In ciò è necessaria una profonda umiltà d’animo ed una piena consapevolezza del senso di Fraternità.

C

Siamo molto sintonizzati.

F

Nei nostri Lavori di Loggia tutti vogliono sempre partecipare e, se non con un proprio studio, almeno con l’espressione della propria elaborazione di pensiero su ciò che è stato letto o detto. Anche in ciò si esprime il senso di Fratellanza che ognuno possiede. Infatti, è cosa meritevole porre a disposizione dei Fratelli ciò che si possiede.

C

“Cosa che dovrebbero fare ed imitare tutti, in modo che, se hanno conseguito qualche eccellenza di virtù, di ingegno, di fortuna, ne facciano partecipi i loro (amici) e la condividano con i più vicini, sì che, se sono nati da umili genitori, se hanno parenti di animo o di fortuna troppo debole, aumentino le fortune di essi e siano per essi ad onore e dignità”. Egomet dixi!

F

Ma per noi c’è un significato più ampio, oltre quello di essere un buon cives.
Certamente anche in ciò si esprime il profondo senso civico e sociale che è prodotto dal senso di Fratellanza. In più, appare il dovere del Libero Muratore che è quello di portare fuori dalle mura del Tempio al di là della propria agorà o forum se preferisci, ciò che di prezioso ha acquisito. Perché inevitabilmente la vera Fratellanza non può non tramutarsi in senso di amore per tutta l’umanità.
C

Questo forse potrebbe essere considerato il vostro vero egoismo da Liberi Muratori, tenere per sé la soddisfazione di fare Benevolenza della propria virtù, di donare ciò che si è appreso nella vita di Loggia, poiché “il frutto dell'ingegno e della virtù e di ogni superiorità allora si coglie massimo, quando viene condiviso con chi ci è più vicino”.

F

È vero, il rischio è di sentirsi superiore perché iniziato. Ma tante sono le iniziazioni e la nostra non è più o meno importante delle altre. È semplicemente diversa.

C

Quindi per voi la Fratellanza è un grande insegnamento di vita, essa insegna tra le prime cose ad comprendervi come liberi dalle afflizioni umane dell’invidia, della gelosia ed dunque a trarre incitamento a perfezionarsi. “Come dunque coloro, che nel vincolo di amicizia e di parentela sono superiori, e devono mettersi alla pari con gli inferiori, così gli inferiori non devono dolersi di esser superati dai propri (amici) per intelligenza, fortuna o prestigio. Per questo motivo, come quelli che sono superiori si devono abbassare nell'amicizia, così gli inferiori si devono in certo qual modo innalzare. Vi sono infatti certuni che rendono le amicizie sgradevoli, poiché credono di essere disprezzati, cosa che in genere non succede se non a quelli che credono di dover essere disprezzati e che devono esser tolti da tale opinione non solo a parole, ma anche con i fatti”.

F

Il senso delle tuo parole può apparire ragionevole, ma pecca troppo, a nostro avviso, di un giudizio costante e severo.

C

Perché mai?

F

Perché noi non giudichiamo. Troppo è il rispetto per l’altro, tale da impedirci un qualsivoglia giudizio. Noi alle parole inferiore e superiore preferiamo usare il termine differente. Differenti sono le capacità e qualità, differenti le condizioni di vita. Chi si sente, come tu dici, disprezzato, forse può essere effettivamente che lui si senta disprezzato perché ha dei problemi con se stesso, ma noi siamo formati ed addestrati a non provare disprezzo per alcuno. Piuttosto, la Fratellanza in questa ottica di mancanza di giudizio, si svela come azione di cambiamento di sé e degli altri. Ci sono persone che hanno bisogno di dare affetto, di aiutare gli altri, ma probabilmente sono proprio queste persone quelle che invece devono imparare a ricevere, a farsi amare senza chiederlo, a farsi apprezzare, non per ciò che danno, ma per ciò che sono disposti a ricevere.

C

Ciò non è facile, perché si deve ammettere di non essere del tutto all’altezza, specialmente nella mia società che pretendeva il massimo da tutti, che pretendeva che tutti dessero il massimo senza mai chiedere a tutti di essere disposti a ricevere, con umiltà e non per diritto.

F

Anche da voi, allora!

C

La via della virtù non è via così limpida, trasparente e suggestiva come appariava nei primi tempi.

F

Mi piace che tu la chiami la via alla virtù, ma per noi è un di più.

C

Figurati, se per voi non è di più!

F

Ti prego di non ironizzare, volevo intendere che la tua è una visione bellissima ma sempre troppo legata alla materialità dell’essere Mi sembra uno stoicismo vecchio stampo.

C

Stoicamente faccio finta di non aver sentito. Cosa sarebbe l’essere se non cosa materiale?

F

Intendo dire che, come in tutte le cose, ci sono luci ed ombre anche in questa antica istituzione della LM

C

Antica?! Solo trecento anni, vuoi mettere con la nostra civiltà?

F

D’accordo. In ogni caso, è necessario che il discorso passi dalla Fratellanza massonica nel suo senso più elevato all’amore fraterno da vivere nella quotidianità della vita massonica. Ad una Fratellanza fondata sull’amicizia. I nostri rituali nei Lavori massonici, così come in altre occasioni meno rituali ma sempre di vita massonica, ci proteggono dagli eventuali dissidi tra Fratelli. Tuttavia, poiché come spesso ci viene ricordato da chi vive massonicamente da molte generazioni di Apprendisti , l’uomo non è perfetto, i dissidi possono accadere. In questo caso è meglio che il senso di Fratellanza venga lentamente spento piuttosto che brutalmente soffocato. In questo modo il Fratello che si sta avviando sulla strada del dissidio può comprendere, se è vigile, che la situazione sta cambiando e potrà meditare sui propri comportamenti ed avere il tempo di correggersi.

C

Sono certamente d’accordo. È quello che spesso ho detto: “bisogna far attenzione a che le amicizie non si trasformino anche in gravi inimicizie”. E voglio aggiungere, non ci si dovrebbe aspettare che il vostro senso di Fratellanza così come espresso, porti ad una ricompensa, anche solo nel senso della gratitudine, come dire che mi devi essere grato perché ti amo. “Ciascuno, infatti, ama se stesso, non perché pretenda da se stesso una ricompensa del suo amore, ma perché ciascuno è caro a se stesso. Se non si farà nell'amicizia la stessa cosa, mai si troverà un vero amico. Tale infatti è colui che è come un altro se stesso”.

F

Quando si è prima detto che la Fratellanza si crea tra i saggi ed i virtuosi, volevamo intendere anche che per poter scambiare il senso di Fratellanza, prima si deve diventare saggi e virtuosi. È così?

C

Certamente, la Fratellanza vi farà aumentare queste qualità, ma non si può creare nulla dal nulla. Nella realtà della vita accade che “la maggior parte degli uomini erroneamente, per non dire imprudentemente, desidera avere un amico tale quali essi stessi non possono essere, e desiderano da essi quelle cose che loro stessi non concedono agli amici”.  Però i Liberi Muratori che considerano la Fratellanza uno dei valori più importanti, “avranno piacere dell'equilibrio e della giustizia e uno sopporterà ogni cosa per un altro e uno domanderà all'altro nulla che non sia onesto né retto, e non solo si stimeranno e si ameranno reciprocamente, ma anche si rispetteranno. Infatti toglie all'amicizia il più grande ornamento chi da essa toglie il rispetto”.

F

Molti ritengono che i modi gentili, ossequiosi, possano favorire i rapporti con gli altri, e certamente è così rispetto ai modi scortesi o altezzosi. Ma si va anche più in là, rapportando questi modi gentili alla verità e si ritiene che se la verità può raffreddare le relazioni tra Fratelli, i modi ossequiosi le riscaldano.

C

Nella mia vita ho osservato che purtroppo la cosa non sta proprio così. La verità in certe persone può scatenare la freddezza, fino all’odio. Ma “l'ossequio è molto più dannoso, poiché, indulgendo verso i difetti, permette che l'amico venga portato alla rovina; grandissima colpa vi è poi in colui che disprezza la verità ed è spinto all'inganno dall'ossequio”.

F

L’ossequio, in senso benevolo, è tuttavia necessario verso chi sta iniziando il proprio percorso ed ha bisogno di essere incoraggiato.

C

E dunque è necessario avere equilibrio. Ci sono momenti in cui un ammonimento è necessario, purché fatto senza asprezza, un rimprovero senza offesa. Io consiglierei che tra Fratelli “vi sia familiarità, e si tenga lontano l'adulazione, complice dei vizi, la quale non è degna non solo di un amico ma anche di un uomo libero”.

F

Si, penso che
tra Fratelli, si deve accettare di ammonire ed essere ammoniti, perché il fine è sempre e solo quello di elevarsi moralmente e spiritualmente. Hai detto giustamente “familiarità”. Tra fratelli c’è ovviamente familiarità, così come tra amici. Ma la familiarità tra Fratelli non di sangue è cosa da costruire con le azioni, oltre che con i comportamenti. Non credo che il semplice stare insieme nei Lavori di Loggia sia sufficiente a creare familiarità. Io ho molti colleghi di lavoro, li vedo tutti i giorni da anni, siamo gentili e rispettosi reciprocamente, ma non c’è familiarità tra noi. Infatti, finito il lavoro, ognuno per la propria strada, magari con gli amici. Questo purtroppo accade anche dentro le nostre Logge.
C

Vuoi dire che non vivete assieme? Nelle confraternite iniziatiche dei miei tempi, come da sempre, gli iniziati dovevano vivere assieme, ogni ora del giorno, ogni giorno dell’anno.

F

Ai nostri tempi questo non accade.

C

Forse il vostro problema di una Fratellanza che non si fonda sull’amicizia, sta tutto qui. Vivete una Fratellanza di maniera.

F

No, assolutamente no. Non è di maniera. Forse è più un’aspirazione, o meglio, un principio a cui tendere di realizzare. Però, una Fratellanza senza amicizia, perchè senza familiarità, può facilmente diventare una Fratellanza formale, quasi un dover essere più che un voler essere.  Infatti, credo che la l’amicizia possa veramente dispiegarsi solo con la familiarità e questa con la frequentazione assidua, anche fuori dai rituali.

C

Certamente, altrimenti sarebbe un’amicizia di facciata, senza amore.

F

Tuttavia ci sono molti Fratelli che sono anche molto amici tra loro.

C

Ma questo dipende solo dalle affinità che hanno scoperto tra loro. Sono amici e poi anche Fratelli. Ma l’essere Fratelli è conseguente all’essere amici?

F

Non lo so. Sono confuso…

C

Tornando all’equilibrio, rimango convinto, pure dopo così tanto tempo, che si deve “fare l'una cosa apertamente e senza asprezza e accettare l'altra con pazienza e sopportazione perché non vi è peste maggiore dell'adulazione, del servilismo, della cortigianeria. Infatti si può chiamare con quanti nomi si voglia questo difetto di uomini leggeri e falsi, che dicono ogni cosa per compiacere, nulla per la verità”.

F

Prendendo le tue parole: tra Fratelli se l’effetto della Fratellanza è “che diventi quasi una sola anima da molte”, come può verificarsi ciò se l’anima è varia, mutevole e molteplice? La vita di Loggia, i rapporti tra Fratelli necessariamente si dovrebbero improntare alla gioia, dovrebbero portare allo star bene assieme. La seconda cosa certamente accade, la prima non sempre. Questa vita gioiosa non è più tale se si toglie l’affetto e la benevolenza. Il ricordo dei Fratelli che ci hanno preceduto nella Gran Loggia Superiore è ricordo d’affetto più che di tristezza, perché la loro virtù è viva in noi…

C

… e possiamo dire: “vive tuttavia e sempre vivrà: di quel uomo, infatti, ho amato la virtù, che non si è spenta”.

F

La Fratellanza
vuole che ci si impegni a tenerla viva, con la massima cura ed impegno, per poter dire, come dicevi tu Cicerone, di Scipione: “mai l'ho offeso nemmeno nella più piccola cosa, per quanto mi sia accorto; io stesso non ho udito da lui nulla che non volessi”. E dove questa Fratellanza si dispiega massimamente se non nei nostri Lavori, nella vita di loggia con le sue agapi ed i suoi incontri informali?
C

È in queste occasioni che lo spirito si esprime col “nostro desiderio di conoscere e imparare sempre qualcosa, nel quale trascorrevamo ogni istante libero, lontano dagli occhi della gente”. Di ogni Fratello che non è più voi dovreste poter dire: “Se il ricordo e la memoria di queste cose fosse perita assieme a lui, in nessun modo potrei sopportare la mancanza di un uomo a me così legato e che mi amava tanto. Ma non si sono spenti e anzi vengono alimentati ed accresciuti nel mio pensiero e nel mio ricordo e, se io fossi stato del tutto privato di essi, grande conforto tuttavia mi apporta l'età stessa. Più a lungo infatti ormai non posso stare in questo rimpianto; tutte le cose brevi, poi, devono essere sopportabili, anche se sono grandi”.

F

Qui c’è tutto il tuo pensiero stoico. Ed infatti in una certa misura lo accetto perché il senso della Fratellanza, dell’amore fraterno, ci porta a vivere stoicamente le difficoltà ed i dolori della vita.

C

Quale migliore conclusione se non la seguente? “Questo avevo da dire sull'amicizia. Vi esorto, poi, a collocare la virtù, senza la quale non può esistere amicizia, in modo tale da ritenere che, tranne essa, nulla vi sia più nobile dell'amicizia”.

F

E della Fratellanza! Vale Cicero!

C

Vale Franciscus!


NOTE____________________________________

(1) traduzione delle frasi in latino:

Salve Cicerone!
Salve Francesco.
Dove vai?
Non transito, Ora, io sono (C. ironizza sulla sua staticità di spirito che è per sempre, a differenza del transito dell'essere umano nella vita) Vuoi chiedermi qualcosa?
Lo voglio. Voglio discutere con te dell'amicizia.
Leggi il mio "Laelius, de amicizia", lì c'è tutto.
Voglio interpretare quell'opera con il tuo aiuto.
Dì pure
Per noi Liberi Muratori...
Liberi Muratori?  Ho saputo di questi per sentito dire e per fama. ( forse C. nel suo luogo ha parlato con qualche LM)

(2) traduzione: Che cosa?

περ δει ποιησαι